La cattura dei Terroristi responsabili degli attentati terroristi a Parigi




....... "Storia della II e III Repubblica dal 1994 al 2018 e dello stato sociale" Volume X cap.IV

di Silvano Zanetti , di prossima pubblicazione come e-book.




6.4 - Il raid di Saint Denis a Parigi


Il raid nel sobborgo parigino di Saint-Denis del 18 Novembre 2015 condotto dalla polizia francese si trasformò in una battaglia fra almeno un centinaio di poliziotti francesi e i terroristi islamici franco-nordafricani[1].

Dopo la carneficina al teatro Bataclan del 13 novembre 2015, la polizia francese si era messa sulle tracce di Abdelhamid Abaaoud, sospettato di essere la mente degli attacchi. Si trattava di un 28enne cresciuto nel distretto di Molenbeek a Bruxelles ed amico di Salah Abdeslam, che l’aveva introdotto in gruppi terroristici e coinvolto coinvolto in alcuni attacchi terroristici. Si riteneva che si fosse recato ad Atene dove era sotto osservazione della polizia e che là avesse fatto perdere le tracce.

Dopo un’informativa dal Marocco che confermava la presenza di Abaaoud a Parigi iniziarono ad intercettare il telefono di Hasna Aït Boulahcen, anch'essa di origine marocchina e precedentemente indagata per spaccio di droghe.

Il 17 novembre durante un pedinamento la videro entrare con Abaaoud in un condominio in rue du Corbillon.

La mattina del 18 novembre 2015, alle 4,20 la polizia lanciò un assalto nell’appartamento al secondo piano in quell'edificio di Saint-Denis, sospettando che Abaaoud si nascondesse lì con almeno cinque complici. Gli esplosivi posti dalla polizia all'ingresso furono inefficaci poiché la porta era blindata, e questo permise ai terroristi di armarsi e di rispondere al fuoco. Nel conflitto a fuoco che ne seguì risultò che furono sparati 5000 colpi. Intorno alle 7,20 del mattino si udirono numerose esplosioni ed in seguito si svilupparono incendi. L'assedio terminò alle 8,20. I funzionari francesi annunciarono che almeno due militanti, tra cui un attentatore suicida, erano stati uccisi e otto erano stati catturati.

A febbraio un rapporto riservato svelò che nessun terrorista era stato ucciso o addirittura colpito dalle forze dell'ordine. Uno di loro risultò essere Chakib Akrouh sulla base di prove del DNA. Akrouh, un doppio cittadino belga-marocchino, era stato uno dei tre autori degli attacchi armati a caffè e ristoranti durante gli attacchi di Parigi.

Il secondo, Abaaoud, la mente degli attentati, era stato identificato con la rilevazione delle sue impronte digitali; i due erano stati uccisi dalla cintura esplosiva attivata da uno di essi, la donna, Hasna Aït Boulahcen, fiancheggiatrice dei terroristi via Facebook, era morta asfissiata sotto i detriti. Un cane poliziotto chiamato “Diesel” era rimasto ucciso involontariamente, colpito dal fuoco amico durante la sparatoria.

[1] https://www.youtube.com/watch?v=BMMEbfp97C0 la ricostruzione degli attentati a Parigi in due minuti. https://ufdc.ufl.edu/AA00066699/00090 CTC sentinel



6.5 - La cattura di Salah Abdeslam


Il 15 marzo 2016, durante una delle tante perquisizioni di appartamenti nel quartiere Forest di Bruxelles, le forze di polizia belghe e francesi furono oggetto di colpi da arma di fuoco quando bussarono alla porta di ingresso. I poliziotti feriti, colti di sorpresa, furono costretti a chiamare i rinforzi che circondarono l’edificio. Verso sera i poliziotti presero d’assalto l’appartamento. Un terrorista, Mohamed Belkaid, punto di riferimento dei terroristi del Bataclan, dopo aver ferito quattro agenti, rimase ucciso mentre gli altri due riuscirono a fuggire sui tetti. Nell’appartamento furono trovate armi, munizioni e materiale di propaganda dello Stato Islamico ma anche le impronte digitali di Salah Abdeslam lasciate su un bicchiere. Iniziò la caccia all’uomo anche con l’uso dei media. Le indagini si concentrarono a Molenbeek-Saint-Jean, quartiere con alta presenza di nordafricani, dopo che una soffiata giunta alla polizia aveva rivelato che Salah era alla disperata ricerca di un rifugio sicuro. Alla fine fu localizzato l’appartamento dove si nascondeva e il 18 marzo le forze di polizia circondarono l’edificio e dopo uno scontro a fuoco arrestarono Salah Abdeslam e Sofien Ayari.

Il jihadista francese Salah Abdeslam (naturalizzato belga ma di origine marocchina), unico sopravvissuto agli attacchi di Parigi del novembre 2015, era sospettato di essere la mente e di avere condotto tre dei dieci terroristi allo Stade de France, che si erano fatti esplodere in una Renault Clio nera, trovata abbandonata in seguito in piazza Albert-Kahn. Quindi aveva preso la direzione di Montrouge (Hauts-de-Seine) con la metropolitana di Parigi; una cintura esplosiva di sua proprietà fu trovata non lontano da Montrouge, in rue Chopin a Châtillon. L'organizzazione dello Stato Islamico rivendicò questi attacchi ma anche un attacco nel 18° arrondissement, che non si verificò. Si sospettava quindi che Salah Abdeslam avesse rinunciato a portare a termine quell’attacco suicida.

Salah Abdeslam era rimasto latitante per 126 giorni essendo riuscito ad eludere tutti i controlli. Fu condannato a 20 anni di carcere per lo scontro a fuoco con la polizia del 15 marzo 2016. La stessa pena fu inflitta a Sofien Ayari, pericoloso terrorista tunisino che aveva trascorso un anno in Siria a Raqqa militando nelle file dell’Isis e che si trovava nell’appartamento perquisito dalla polizia nell’ambito delle ricerche di Salah Abdeslam.

Secondo gli inquirenti belgi anche le successive stragi di Bruxelles del 22 marzo 2016, rivendicate dall’Isis, erano state pianificate in Siria dai vertici dello Stato Islamico e a commettere gli attentati in Belgio fu la stessa cellula franco-belga dell’Isis, responsabile anche degli attacchi del 13 novembre 2015 a Parigi.

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