La transizione ecologica potrebbe essere un bagno di sangue.......il nucleare una risposta positiva.




Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha tenuto il 1 settembre 2021 una lunga lezione alla scuola di formazione politica “Meritare l’Europa”, con Matteo Renzi nel ruolo dell’anfitrione a Ponte di Legno, storico palcoscenico leghista.


“Potrebbe essere un bagno di sangue”. Roberto Cingolani è chiaro: in un’intervista alla Stampa afferma che “per cambiare il nostro sistema e ridurre il suo impatto ambientale bisogna fare cambiamenti radicali che hanno un prezzo. Di conseguenza dovremo far pagare molto la CO2 con conseguenze, ad esempio sulla bolletta elettrica”. Per quanto riguarda, poi, le critiche di Grillo “sono un tecnico scelto dal presidente del consiglio - dice il ministro della Transizione ecologica - Le critiche sono utili, sicuramente avrò fatto scelte non andate in una certa direzione e altre all’opposto. Non ho un partito alle spalle, sto cercando di interpretare il mio servizio in modo che sia utile al Paese. La politica dà delle priorità, io cerco di assecondarle tutte”.

Per poter spendere tutti i fondi entro sei anni, prosegue Cingolani, “il cambiamento deve essere realizzato entro il 2026. Ma non è così. Il progetto è quello di arrivare a un continente a impatto zero sull’ambiente entro il 2050. Se li spenderemo bene avremo la possibilità di centrare l’obiettivo. Se li spenderemo male o non li spenderemo, perderemo la competizione con gli altri paesi. I prossimi sei anni sono come il primo stadio di un razzo. Se lavora bene il razzo raggiungerà la Luna. Se lavora male il razzo finirà fuori orbita”.

Gli obiettivi su cui lavoreremo, dice ancora il ministro, “li abbiamo concordati con l’Europa che ci ha messo a disposizione buona parte dei fondi. Innanzitutto lavoriamo sulla mobilità sostenibile. Che prevede un cambio di infrastrutture e di sistemi produttivi molto significativo. Il programma è di aggiungere 29 mila colonnine elettriche per la ricarica delle automobili a quelle attualmente esistenti. Ma non si tratta solo di questo. Dobbiamo diventare autosufficienti dal punto di vista della produzione delle batterie. Il governo pensa che sia un bene per l’Italia che la gigafactory per la loro produzione si faccia in Italia. Dove costruirla dipende dalle scelte dei produttori, in questo caso Stellantis, e dei territori interessati. Da una parte ci sono aree come quella di Torino che hanno le competenze e una tradizione consolidata nel settore dell’auto. Dall’altra ci sono territori nel Sud che hanno seri problemi di riconversione del loro impianto produttivo”.

Quanto al trasferimento del traffico da gomma a ferro, Cingolani dice di reputare “le ideologie le peggiori nemiche del futuro dei nostri figli. Dobbiamo avere il coraggio di accettare cambiamenti come necessari. Sulle grandi distanze uno dei maggiori problemi è stato avere troppa mobilità su ruota, anche per il traffico merci, quindi un utilizzo intelligente del traffico su ferro è una parte importante della soluzione. Gli investimenti sull’alta velocità sono importanti per questo”.

Riguardo, invece al tema dell’acciaio verde, “quello della transizione delle acciaierie è un problema molto urgente. Pensiamo di passare dalle fornaci a carbone a una fornace alimentata a gas, quindi con dei forni elettrici e già questo abbatte la CO2 del 30%. Lavoriamo per convertire anche le grandi acciaierie come l’Ilva. Certo per fare questo l’Europa ci dovrà dare una mano perché se noi produciamo un acciaio buonissimo, verde, che costa di più, e poi qualche altro Paese lontano ci vende acciaio non verde a basso costo, bisogna compensare. È un problema di geopolitica e di accordi internazionali. Il problema non è solo se noi raggiungiamo l’obiettivo della transizione energetica e ambientale. Il problema è se ci riusciamo tutti insieme. Noi siamo solo una parte dell’Europa e l’intera Europa emette solo il 9 per cento della CO2 del mondo. Il resto dell’inquinamento viene da altri paesi e altri continenti. Se non riusciremo a convincerli, a impegnarsi anche loro, anche i nostri obiettivi saranno a rischio. Noi comunque dobbiamo impegnarci a fare fino in fondo la nostra parte”.






Tutto comincia dalla fusione nucleare

Di cosa si tratta? E’ una tecnologia al limite della fantascienza poichè cerca di risalire all’origine stessa dell’energia. Infatti vuol riprodurre sulla Terra la stessa reazione nucleare che avviene sul Sole (e su tutti i miliardi e miliardi di stelle dell’universo). E che non deriva dalla fissione, la frattura, dei nuclei atomici della materia, bensì dalla loro fusione.

Fissione nucleare

Nel primo caso, quello della fissione utilizzata negli attuali reattori nucleari e tragicamente nelle armi atomiche, la materia resta monca, priva degli equilibri atomici naturali: si generano così le cosiddette scorie radioattive.

Nel secondo, i nuclei di due o più atomi si uniscono tra loro in un “piccolo Sole” chiamato plasma, dando come risultato il nucleo di un nuovo elemento chimico, stabile perchè già esistente in natura.

Fusione nucleare

Nel Sole, isotopi leggeri dell’idrogeno, come deuterio e trizio, si fondono formando elio. Senza addentrarci in ulteriori dettagli, diremo solo che questa reazione può avvenire solo a temperature fantasmagoriche (100 milioni di gradi) e ad enormi pressioni. Richiede un input mastodontico di energia per l’innesco, ma poi si autosostiene e genera a sua volta calore che può essere sfruttato per generare elettricità. Queste sono le enormi sfide che l’umanità sta cercando di affrontare. Per esempio, contenere un calore tanto elevato che dissolverebbe qualsiasi materiale con cui venisse a contatto. Quindi il plasma va mantenuto in sospensione magnetica.

Energia sicura, infinita e pulita

La fusione nucleare, però, ha enormi vantaggi: è sicura (si interrompe istantaneamente all’abbassarsi della temperatura), non genera scorie radioattive, sfrutta fonti praticamente inesauribili e non emette CO2. Chiaro però che non può essere avviata e interrotta a piacimento seguendo alti e bassi della richiesta elettrica, come avviene per le attuali centrali termiche a gas. Se la generazione di elettricità, in futuro, fosse totalmente decarbonizzata grazie a un mix di fusione nucleare e fonti rinnovabili _ come fotovoltaico ed eolico intermittenti e non programmabili _, ci troveremmo produzione di energia e richiesta di energia del tutto sfasate. Con spaventosi eccessi da un lato, e dall’altro picchi di domanda impossibili da soddisfare. Siamo in grado di accumulare riserve di elettricità nel primo un caso, da utilizzare nel secondo? Con le batterie? Sì, ma quante e a che prezzo (economico e ambientale)?

Fusione nucleare & idrogeno: ecco perchè

L’idrogeno verde è prodotto con elettrolizzazione dall’acqua. Ottenerlo richiede un consumo di energia tre volte superiore alla quantità che riesce a stoccare. Ma, come abbiamo visto, potremmo avere energia da sprecare in futuro, seppur non sempre o quando ci serve. Però, trasformata in idrogeno, accumularla senza limiti, conservarla anche per anni e distribuirla non sarebbe un grosso problema.


L’idrogeno già alimenta molti processi industriali con il calore, e potrebbe alimentarli tutti. Potrebbe essere e-fuel, con varie formulazioni chimiche, nelle turbine degli aerei o delle navi. Oppure tornare elettricità nelle celle a combustibile dei veicoli terrestri o rientrare nelle auto a batteria dopo aver alimentato centrali termiche di riserva.


La fusione? Più vicina di quel che si crede

Ecco perchè non cantiamo nel coro degli ambientalisti scandalizzati, che definiscono Cingolani “ambiguo”, “contraddittorio” o peggio asservito agli interessi dei petrolieri. Qualcuno parla di sue “dichiarazioni choc”. Il Kyoto Club bolla la fusione nucleare come “non alle viste”. Ma dal 1993, in Inghilterra, funziona il reattore JET per lo studio del plasma. Nel 2025 sarà acceso il reattore sperimentale internazionale ITER, ora in fase di assemblaggio: è la più grande macchina energetica mai realizzata dall’uomo. Servirà da modello per il primo prototipo di reattore commerciale, DEMO, che potrebbe funzionare nel 2050. Frattanto (2025), in Italia, sarà acceso il Frascati Tokamak Upgrade (FTU) un altro modello di reattore a fusione per lo studio del confinamento del plasma. Un’altra macchina, lo SPARC progettato dal Mit di Boston, più piccola dell’ITER, potrebbe però essere pronta per funzionare entro sei anni. E’ un prototipo, ma già con le specifiche di una macchina commerciale che potrebbe arrivare a metà del decennio 30-40.

E l’Italia, stavolta, è in prima fila

L’Italia, grazie all’eccellenza dell’Enea e di moltissime aziende ad alta tecnologia, è presente nel cuore di tutti questi progetti. Un motivo di più per dire che il ragionamento di Cingolani, la sua prospettiva alta, ci convincono. E ora su, tirateci le pietre.






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