Ministro Cingolani: "Cinque anni per impostare la transizione ecologica".




Dal ministero della Transizione Ecologica Gestione rifiuti: 2,6 miliardi in arrivo per nuovi impianti e per l'economia circolare 1.500 milioni per nuovi impianti, 600 milioni per progetti di economia circolare e altri 500 milioni di euro per difesa del territorio e degli impianti


Per il ministero della Transizione ecologica in arrivo 418 assunzioni 16 ottobre 2021 Un miliardo e mezzo di euro per la realizzazione di nuovi impianti di gestione dei rifiuti e per l'ammodernamento di quelli esistenti destinati a Comuni ed Enti d'ambito e altri 600 milioni per la realizzazione di progetti faro di economia circolare per rafforzare e implementare le filiere industriali strategiche e sopperire alla scarsità di materie prime il cui consumo avviene per il 65% proprio nelle città. Il ministero della Transizione Ecologica ha pubblicato i decreti firmati dal ministro Roberto Cingolani con i criteri di selezione per i progetti relativi a raccolta differenziata, impianti di riciclo e iniziative ''flagship'' per le filiere di carta e cartone, plastiche, Raee e tessili. Pubblicati ieri, 15 ottobre, sul sito del Mite anche gli avvisi, predisposti con il supporto di Invitalia, per la presentazione delle proposte. Le misure puntano allo sviluppo dell'economia circolare secondo i criteri guida del piano europeo d'azione con l'obiettivo, spiega una nota, di raggiungere i target europeo di riciclo e contribuire fino al 50% al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. È aperta dal 30 settembre al 30 novembre la consultazione pubblica sulle linee programmatiche della strategia nazionale per l'economia circolare. Inoltre, il decreto relativo all'approvazione del piano operativo per il sistema avanzato e integrato di monitoraggio e previsione stanzia altri 500 milioni di euro per dotare l'Italia di strumenti tecnologicamente avanzati a difesa del territorio e delle infrastrutture, evitando il conferimento illecito di rifiuti, gli incendi e ottimizzando la gestione delle emergenze. - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/gestione-rifiuti-miliardi-nuovi-impianti-economia-circolare-mite-e51ff313-8e40-43fe-b80b-61220d482f25.html



“Estrai, produci, consuma e riproduci” Questo è il nuovo modello di economia cui tendere: un’economia circolare che imiti i cicli naturali trasformando gli scarti; in cui i prodotti sono progettati per essere riutilizzati, rigenerati e riciclati. Serve un nuovo modello di produzione e consumo capace di rendere più efficiente l’uso delle risorse.

Perché “circolare” Il mondo moderno ha aumentato il consumo di risorse naturali non energetiche in modo esponenziale e i trend in atto ne sono una conferma: secondo i dati UNEP, negli ultimi quarant’anni l’uso globale di materiali è più che triplicato, passando dai 27 miliardi di tonnellate del 1970 ai 98 miliardi di tonnellate del 2018. L’economia industriale europea è in una posizione di forte vulnerabilità visto che queste materie prime sono strategiche per l’Unione import . È una situazione fortemente a rischio dal punto di vista degli approvvigionamenti, con pochi Paesi che detengono la quasi totalità della produzione nel mondo. L’Italia, secondo Paese manifatturiero dell’UE, è tra i Paesi a maggior rischio a causa della sua forte dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di materie prime: con l’aumento dei prezzi delle risorse e dei costi di trattamento del fine vita questo rischio è destinato a crescere.

La seconda vita della materia Una risposta viene dall’economia circolare – pilastro fondamentale della green economy – che sostituisce il concetto di rifiuto con quello di risorsa, puntando a ridurre il consumo di materie prime e aumentando l’efficienza nell’uso dei materiali verso la massimizzazione del riutilizzo e del riciclo. Un processo rivisto che trasforma lo scarto in materia utile a un altro ciclo produttivo. I vantaggi per le imprese sono legati alla riduzione dei rifiuti prodotti, al risparmio sui costi di produzione e gestione dei rifiuti determinato dal riutilizzo dei materiali per ridurre così al minimo la dipendenza dalle risorse naturali e dalle materie prime vergini. La costruzione di un’economia circolare ha dunque un grande valore strategico sia dal punto di vista ambientale che da quello della competitività economica.


Una nuova strategia Sulla spinta delle recenti politiche comunitarie in materia di economia circolare, e al tempo stesso per sostenere la competitività sui mercati internazionali, nei prossimi anni anche l’Italia dovrà cambiare profondamente il proprio sistema di produzione e di consumo al fine di convertire l’attuale modello lineare in uno circolare. Al centro dell’economia circolare ci sono i miglioramenti nella selezione dei materiali e nella progettazione del prodotto e la costruzione di un modello in grado di tagliare gli input di materia ed energia massimizzando la produttività di quanto è già in circolo nel sistema di produzione e consumo. É un presupposto che comporta benefici consistenti su vari fronti: per le aziende, per chi usa i prodotti, per l’ambiente, per la coesione sociale. Gli utilizzatori dei prodotti non consumano più un bene ma lo utilizzano riducendo così le esternalità negative, cioè i vari tipi di inquinamento. E infine il peso della produzione sugli ecosistemi viene alleggerito, mentre i posti di lavoro aumentano.

“Il Recovery va sfruttato come fosse un booster per l’economia circolare, che accelerando ti spinge mettendoti sulla rotta giusta”. Quando rilascia interviste dal vivo, il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani tradisce spesso la sua formazione da tecnico dell’aerospazio – fino all’anno scorso risultava dirigente, esattamente chief technology and information officer, di Leonardo. E così avviene durante la presentazione dei rapporti su raccolta differenziata e riciclo di Anci e Conai. In quella occasione si è provato a entrare un po’ più nel dettaglio rispetto alle misure sull’economia circolare destinate dal Pnrr. A distanza di un mese dalla presentazione del Piano all’Europa, infatti, si sa ancora poco su come l’Italia intende investire i 2 miliardi di euro previsti dal governo Draghi.

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Le promesse e i progetti

A Conai e Anci il ministro Cingolani ha parlato di una cinquantina di progetti, di cui “1,5 miliardi per la realizzazione di nuovi impianti e l’ammodernamento di impianti esistenti”, poi “600 milioni per alcuni progetti faro di economia circolare per aumentare la capacità di riciclo”, soprattutto di “carta, plastica, tessile e componenti elettronici”. C’è poi anche un “grosso investimento sulla bonifica dei siti orfani per 500 milioni”, che “va affrontato una volta per tutte” e che “deve riappacificarci con il passato, che forse non è stato molto edificante”. Spazio poi anche alla tecnologia, vera e propria fissazione di Cingolani, “con droni e satelliti”, insieme ai “programmi di riforestazione che migliorano i nostri territori e fanno cattura di carbonio in modo del tutto naturale”. Per ottenere risultati così ambiziosi l’esponente del governo Draghi chiarisce che “il Pnrr non si sostituisce alle misure che lo Stato deve mettere in atto con gli enti locali, ma si aggiunge a esse”.

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L’altra interessante occasione per capire le idee del ministro Cingolani sull’economia circolare è stata l’audizione alle commissioni riunite Ambiente e Attività produttive lo scorso 27 maggio. “Il Pnrr è una chiara sfida di project management – ha affermato il ministro -. Giusto per dare un numero, il capitolo relativo alla “rivoluzione verde e alla transizione ecologica” prevede un investimento di spesa di 40 milioni di euro al giorno per i prossimi 5 anni, per il Pnrr il totale è di 100 milioni. Il ministero dell’Ambiente investe circa 1 miliardo di euro di spese diciamo così fisse ogni anno, che col nuovo Mite diventano 16 miliardi tra spese fisse e Pnrr. Per questo ho predisposto un gruppo di project management di 10 persone, con in più gli enti che dovranno vigilare e diventare le stazioni appaltanti (Enea, Ispra e così via). Scrivendo il Piano ci siamo interfacciati continuamente con la Commissione europea. Il target primario stabilito dall’Accordo di Parigi è la decarbonizzazione, mentre concetti come gestione dei rifiuti ed economia circolare sono target secondari. Sull’idrogeno siamo pronti, puntiamo soprattutto sul settore hard to abate. Mentre sulle rinnovabili dobbiamo installare circa 8 gw all’anno, e al momento ne installiamo un decimo”.


Di fronte ai ripetuti richiami e alle sollecitazioni dei parlamentari al tema dell’economia circolare, il ministro Cingolani mantiene come rotta la gestione dei rifiuti. “Dobbiamo seguire sempre il benchmark europeo 65-10-25, ovvero il 65% di differenziata, il 10% in discarica e il 25% di umido – ha affermato davanti alle commissioni parlamentari – Attualmente siamo l’unico grande Paese europeo che conferisce il 23% dei rifiuti in discarica. L’argomento è importante ma divisivo: la discarica deve sparire. Come farlo? Nel Pnrr non ci sono gli inceneritori, anche se l’Europa due giorni dopo la consegna del Piano ha detto che rientra nelle possibilità di ciascun Paese. Noi vogliamo fare prevalentemente compost, ma al momento non ho una risposta. Bisogna meditare, perché le discariche sono il problema più impellente”.

Successivamente Cingolani entra più nel merito. “Stiamo lavorando sull’end of waste, nel senso che stiamo abbozzando le direttive che mancano – dice -. Ci sarà un dipartimento ad hoc proprio perché dobbiamo sbrigarci. Concordo sulla mancanza di impianti, così come sollevato da parecchie associazioni di categoria. Altro tema fondamentale sarà il risparmio idrico: noi perdiamo attualmente il 42% di acqua dai tubi, quindi prima di pensare a cose sofisticate dobbiamo lavorare sulla prevenzione. Ed è per questo che a questo capitolo sulla gestione sostenibile delle risorse idriche abbiamo destinato quasi 4 miliardi di euro. In più creeremo una ventina di nuovi invasi”.

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Le reazioni da parte degli operatori del settore

Pare di capire che l’economia circolare non sarà centrale nella transizione ecologica disegnata dal Pnrr. Non solo per i pochi fondi a disposizione, come già detto, ma proprio perché si ha una visione limitata dell’economia circolare. Lo ha spiegato bene in un recente webinar Mattia Pellegrini, capo unità della Dg Ambiente della Commissione Europea. “Nel Pnrr italiano il capitolo sull’economia circolare è il più basso in termini di dotazione finanziaria – ha affermato Pellegrini – Eppure in regioni come Lazio e Sicilia il 60% dei rifiuti finisce ancora in discarica. L’Italia avrebbe potuto osare di più negli investimenti per la costruzione degli impianti di riciclo”.

Analoga insoddisfazione anche da parte di Cinzia Vezzosi, presidente Euric e vicepresidente Assofermet. “Lo scorso anno, come associazioni del riciclo, abbiamo lanciato un manifesto focalizzato sulle potenzialità del settore che costituisce il cuore dell’economia circolare e chiesto un contributo straordinario per il biennio 2021-2022 di 4 miliardi per l’innovazione tecnologica degli impianti – ha sottolineato Vezzosi – Ad oggi, purtroppo, quella richiesta non è stata ancora accolta. Auspichiamo un nuovo impulso all’economia circolare, anche perché si tratta di un comparto che muove circa 20 miliardi”.

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Se da una parte il governo Draghi continua a rinviare l’adozione della plastic tax, dall’altra gli operatori del settore chiedono che, oltre a maggiori contributi, per supportare l’economia circolare vengano individuate nuove riforme fiscali. “Servono interventi operativi e pragmatici – ha sottolineato Francesco Sicilia, direttore generale di Unirima – come un credito d’imposta per i riciclatori e sgravi fiscali per chi acquista materiali riciclati”.

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