Non solo videocall.Così le Big Tech stanno disegnando il lavoro da remoto del futuro







- Linkiesta.it Morning future


Microsoft ha acquisito Ally.io, Google ha creato Focus Time, Apple ha inglobato la startup Fleetsmith. Le grandi aziende dell’informatica dedicano sempre più attenzione all’evoluzione dello smart working, con uno sguardo al ruolo che avrà il metaverso

Una nuova funzione di Google consente di rifiutare in automatico gli inviti alle riunioni. Non è una strategia per allontanare il lavoro o un modo per dimenticarsi gli impegni presi. È un semaforo rosso a tutte le attività accessorie, non prioritarie, che permette all’utente di concentrarsi sul suo impegno principale. Si chiama Focus Time ed è la nuova funzionalità dell’azienda di Mountain View rivolta agli abbonati premium della suite di produttività Google Workspace. Google ha provato a intercettare un bisogno di molti lavoratori e offrire loro una soluzione: con l’aumento dello smart working e con le giornate non più scandite da ingresso e uscita dall’ufficio, può capitare che gli impegni in calendario – quelli prioritari e quelli meno importanti – si affollino senza un ordine preciso, così l’azienda ha provato a creare uno spazio temporale in cui concentrarsi è più semplice. Focus Time, appunto. Se la tecnologia è stata la “causa” della ingerenza del lavoro nella vita privata, la stessa tecnologia ora prova a fornire quindi delle soluzioni per organizzare al meglio il tempo e lo spazio lavorativo. Soprattutto dopo che, con la pandemia, lo smart working è sempre più centrale nel mondo del lavoro, richiedendo strumenti più aggiornati e funzionali rispetto al passato. Le Big Tech rispondono “Presente!” alle nuove richieste del mondo del lavoro. Anzi, lo plasmano in maniera proattiva, con nuove proposte, nuove idee, nuove iniziative. Non ci sono soltanto le innovazioni che intercettano un nuovo modo di lavorare: si tratta di ripensare la vita lavorativa, di adattarla alle nuove esigenze, a una quotidianità che ha cambiato forma, ritmi e spazi, di ridisegnare i contorni del lavoro del presente e del futuro. Un lavoro che inevitabilmente va verso modalità ibride, in cui la presenza in ufficio non è più un imperativo categorico. Le grandi aziende del digitale stanno investendo in innovazione per rendere lo smart working più accessibile e più facile. Ci sono software che offrono una serie di funzionalità che semplificano le attività da remoto. L’esempio più comune sono quegli strumenti che permettono di lavorare in team nonostante la distanza fisica, attraverso le videoconferenze, la condivisione di contenuti, magari consentendo a più persone di intervenire contemporaneamente su un singolo file di lavoro. La maggior parte di queste sono molto conosciute: Skype, Microsoft Teams, TeamViewer, ma anche Go ToMeeting e Cisco Webex Meetings. Nell’ultimo anno e mezzo, però, con il boom del lavoro a distanza, sono state sviluppate altre applicazioni, o nuove funzioni ad hoc come quella di Google. Lo ha fatto anche Facebook, prima della recente introduzione di Meta, che punta a creare proprio una nuova dimensione del lavoro a distanza nel metaverso. In estate, il ceo Mark Zuckerberg aveva presentato in conferenza stampa Horizon Workrooms, il nuovo servizio disponibile per il download gratuito su Oculus Quest 2 (il visore per la realtà virtuale). Workrooms è la prima vera applicazione del metaverso di Facebook. È pensata per il lavoro da remoto e le riunioni online, e permette di visualizzare la vita di ufficio grazie al visore. In questo modo si potranno incontrare i colleghi in conferenze virtuali (proprio in una sala per conferenze, visibile), ovviamente sotto forma di avatar, per lavorare in team o semplicemente per avere conversazioni espressive che – almeno nelle intenzioni – dovrebbero far sentire gli utenti come se fossero davvero in ufficio, tutti nella stessa stanza. Da anni le Big Tech crescono in modi diversi, di sicuro non solo con le intuizioni geniali dei loro sviluppatori e la pubblicazione di nuove funzioni. Molte grandi aziende comprano, letteralmente, competenze e idee acquisendo le startup più innovative e significative, in modo da inglobare know-how e progetti innovativi. Di recente Microsoft ha acquisito Ally.io, una startup che produce software destinati ad aumentare la produttività di aziende e società. Con questa nuova applicazione, i datori di lavoro possono tenere traccia dei progressi fatti rispetto agli obiettivi fissati all’inizio di un percorso e, così, coordinare il lavoro di diversi team sparsi in giro per il mondo. Una esigenza, quella della misurazione della produttività attraverso nuove variabili e nuovi requisiti, che sta diventando sempre più centrale con il lavoro da remoto. E a cui le aziende tech, non a caso, stanno rispondendo in maniera massiccia. Offrendo app, servizi e algoritmi di ogni tipo. Un’operazione simile a quella di Microsoft è stata fatta anche da Apple, acquisendo Fleetsmith, una startup che aiuta le aziende a far sì che i dipendenti riescano a configurare e gestire i dispositivi da remoto. La startup Fleetsmith ha creato una tecnologia che sfrutta il Device Enrollment Program di Apple, consentendo ai reparti It di portare online i dispositivi non appena il dipendente lo estrae dalla scatola e lo accende. Questa acquisizione offre ad Apple un’opzione di gestione remota in un momento in cui molti dipendenti ormai lavorano quasi esclusivamente in smart working. La pandemia, insomma, non ha solo cambiato l’economia e il mondo del lavoro, ma anche le strategie industriali delle società informatiche più grandi del mondo.

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