Russia e Cina interessati all'Afghanistan


19 Agosto 2021, di Mariangela Tessa


Escono di scena gli Usa dall’Afghanistan ed entrano Russia e Cina. L’epilogo fallimentare del ventennale intervento dell’Occidente in Afghanistan è un’occasione ghiotta che le due superpotenze vogliono sfruttare da subito. Il crollo del governo afghano sostenuto dagli Stati Uniti e il ritorno al potere dei talebani non sembra infatti escludere la possibilità per l’Emirato islamico dell’Afghanistan, come è stato definito dai talebani, di costruire relazioni di livello internazionale. La Cina, in particolare, si è detta disposta a riconoscere l’Emirato in cambio di un patto transazionale di reciproca “non ingerenza”. “La Cina rispetta il diritto del popolo afghano di determinare in modo indipendente il proprio destino e futuro, ed è disposta a continuare a sviluppare relazioni amichevoli e di cooperazione”, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying, a una delle domande fatte in conferenza stampa sulla situazione in Afghanistan. Ma quali sono gli interessi della Cina in Afghanistan? Da un punto di vista economico, le ragioni sono molteplici. L’Afghanistan è un paese chiave per il successo della Nuova Via della Seta: da tempo Pechino punta a ricostruire le infrastrutture del paese devastate dalla guerra cercando di includerlo nella BRI, la Belt and Road Initiave. Infine l’Afghanistan è un’area ricca non solo di papaveri da oppio, ma anche di gas, pietre preziose e soprattutto di terre rare, i minerali preziosi per produrre tecnologia nonché energia alternativa. La richiesta mondiale di microchip, elementi base per gli smartphone e molti dispositivi tecnologici ha accelerato la domanda di terre rare, i metalli indispensabili per produrli. Il gigante cinese controlla l’80% delle terre rare mondiali, non solo per la presenza di grossi giacimenti nel suo territorio, ma anche per la capacità di estrarre questi metalli la cui lavorazione richiede orari di lavoro massacranti e soprattutto produce un inquinamento altissimo non in linea con le norme ambientali dell’Occidente. Una serie di ragioni che non lasciano dubbi: l’Afghanistan deve essere pacificato, la Cina ha bisogno della stabilità di un paese chiave per la sua ascesa di potenza globale. Un possibile azione mediatrice che farebbe comodo anche agli USA. “Il positivo coinvolgimento della Cina nella questione afghana potrebbe essere una “cosa positiva” aveva detto il segretario di Stato Americano Antony Blinken due settimane fa.


Afghanistan: la reazione della Russia


Sulla base dell’esito dei negoziati in corso Mosca stabilirà se riconoscere o meno il nuovo governo ad interim dei talebani.

Zamir Kabulov, in un’intervista alla stazione radio statale Ekho Moskvy. “Il riconoscimento o il non riconoscimento dipenderà dal comportamento delle nuove autorità. Osserveremo attentamente con quale responsabilità governeranno il Paese nel prossimo futuro. Sulla base dei risultati, la leadership russa trarrà le dovute conclusioni”, ha dichiarato il rappresentante russo. “Abbiamo un’Ambasciata relativamente grande in Afghanistan, in cui operano almeno 100 persone”, ha dichiarato l’inviato speciale russo. “Alcuni dei nostri dipendenti saranno mandati in vacanza o evacuati”, per evitare “un’elevata concentrazione di personale”, ha spiegato il rappresentante.

Commentando gli ultimi sviluppi nel Paese Centro-asiatico, Kabulov ha rivelato che la Russia è rimasta “sorpresa” dalla rapidità con cui le forze islamiste siano riuscite a prendere il controllo di Kabul. Nello specifico, Mosca non si aspettava che il governo afghano si arrendesse senza combattere, piuttosto riteneva più probabile che le autorità di Kabul avviassero un meccanismo di “resistenza”.

In tale quadro, è importante ricordare che la Russia, negli ultimi anni, ha più volte intrattenuto relazioni con i leader del movimento dei talebani. Ad accomunare Mosca e i militanti è la posizione riguardo il dispiegamento di truppe statunitensi e della NATO nel Paese Centro Asiatico. Per il Cremlino, la presenza militare degli USA nei pressi dei propri confini è una minaccia alla sicurezza del Paese e degli altri Stati alleati, quali Tagikistan e Uzbekistan. Dall’altra, i talebani, senza gli Stati Uniti attivi nel Paese, potranno raggiungere l’obiettivo di proclamare la rinascita dell’Emirato islamico dell’Afghanistan.

Gli ultimi colloqui tra Mosca e i talebani si sono svolti nella capitale russa dall'8 al 9 luglio, quando i militanti avevano già preso il controllo di due terzi degli avamposti del governo afghano, soprattutto dei valichi di frontiera collocati nella provincia Nord-Orientale del Badakhshan. A prendere parte ai bilaterali russo-talebani era stato Kabulov e un gruppo di lavoro talebano formato da 4 funzionari e guidato da Mohammad Sohail Shahin. In tale occasione, sul tavolo delle discussioni le parti avevano posto la sicurezza dei Paesi vicini all’Afghanistan, soprattutto del Tagikistan e dell’Uzbekistan. Questi ultimi, nell’ultimo periodo, sono stati più volte costretti a fornire asilo alle forze governative in ritirata dalla violenta marcia verso Nord dei talebani. Da parte loro, i militanti hanno garantito la sicurezza delle missioni diplomatiche straniere in Afghanistan, nonché quella dei Paesi vicini.

Nonostante ciò, Russia, Uzbekistan e Tagikistan, sullo sfondo della marcia dei talebani, hanno tenuto esercitazioni militari congiunte su larga scala al confine con l’Afghanistan. Le manovre sono state avviate il 2 agosto e si sono concluse il 10 dello stesso mese. Tali operazioni hanno coinvolto un totale di 2.500 militari dei tre Paesi, i quali si sono focalizzati soprattutto in operazioni di protezione dei confini e in attività antiterroristiche.

L’impegno del Cremlino nel garantire la sicurezza regionale in Asia Centrale – soprattutto con il timore che emergano nuove cellule terroristiche nei vari Stati confinanti con l’Afghanistan – si è anche concretizzato con il finanziamento di una nuova base militare in Tagikistan. Nello specifico, il Cremlino ha annunciato, il 12 agosto, di aver attivato un finanziamento di 1,1 milioni di dollari per la costruzione di un nuovo avamposto militare nella provincia tagika di Khatlon, adiacente alla provincia afghana di Kunduz. Secondo i rappresentanti russi, tale area è una delle più “vulnerabili” lungo il confine.

Attualità...
Cerca per etichetta...
Seguici su...
  • Facebook Basic Black
  • Twitter Basic Black
Archivio