Trattato del Quirinale Francia- Italia siglato Venerdì 26 novembre 2021 a Villa Madama









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I lettori di ItaliaOggi sanno che questo giornale si è schierato più volte contro il cosiddetto Trattato del Quirinale tra Italia e Francia. In un editoriale di un anno e mezzo fa (19 febbraio 2020), il direttore Pierluigi Magnaschi scrisse che il trattato, per come è stato pensato, «ridurrebbe l'Italia a un paggetto di Macron». E Carlo Pelanda, analista autorevole di scenari internazionali, ha ribadito la stessa contrarietà più volte, fino a sostenere (2 luglio 2021) che «questo trattato non si deve fare» in quanto «la collocazione internazionale dell'Italia più remunerativa è un'alleanza rafforzata con gli Stati Uniti, con una postura equilibrata tra Francia e Germania, collaborativa con ambedue e che escluda relazioni privilegiate con uno dei due». Una contrarietà motivata non da pregiudizi, ma da fatti concreti.


Basti ricordare che la Francia, campione mondiale di sovranismo, proprio mentre si discutevano le bozze di questo trattato di amicizia, mandava a monte la fusione tra Fincantieri e i fallimentari Cantieri francesi dell'Atlantico nel settore delle costruzioni navali, un'operazione di portata mondiale, in cui sarebbe stato il gruppo italiano a prendere le redini del comando. Cosa inaccettabile per Emmanuel Macron, che vi ravvisava uno sfregio per la presunta grandeur francese. E il governo italiano di allora, guidato da Paolo Gentiloni, Pd, favorevole fin dall'inizio al Trattato del Quirinale, i cui preparativi risalgono al 2018? Zitto e mosca.

Per la cronaca, va ricordato che il governo gialloverde (M5s-Lega) di Giuseppe Conte, subentrato a quello di Gentiloni, tra le prime mosse, pose in soffitta la bozza del Trattato del Quirinale. Era l'epoca dei Gilet gialli in Francia e di Luigi Di Maio, vicepremier, che li omaggiò di persona con una visita, provocando una crisi diplomatica con Parigi, che ritirò l'ambasciatore da Roma. Una crisi rientrata soltanto grazie alla mediazione del Quirinale, a cui è seguito il collaudato trasformismo grillino, che ha in Conte e Di Maio i massimi interpreti: il primo pronto ad allearsi con la qualunque pur di non mollare la cadrega, il secondo ieri ostile a Macron e oggi alleato, pronto a inginocchiarsi.

Nonostante questi precedenti, nelle ultime settimane la firma del Trattato del Quirinale sembra ormai vicina, l'evento politico clou del prossimo autunno. La conferma del cambio di passo è stata data dallo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della sua visita di Stato a Parigi il 5-6 luglio scorso, la prima all'estero dopo la pandemia. Una visita che non solo ha messo una pietra tombale sugli incidenti diplomatici con Macron, ma ha confermato, con un discorso di Mattarella alla Sorbona, la disponibilità dell'Italia a firmare il trattato entro l'anno.

A questo cambio di passo, secondo Politico, che gli ha dedicato un'ampia ricostruzione, avrebbe contribuito non poco la sostituzione del governo Conte 2 con quello di Mario Draghi, personaggio tra i più rispettati e autorevoli in Europa dopo la sua impeccabile gestione della Banca centrale europea. Non è un mistero che Draghi sia percepito come l'unico in Europa in grado di raccogliere la leadership di Angela Merkel. E allearsi con Draghi, per Macron, è diventato un obiettivo primario di immagine, da spendere a proprio vantaggio nella corsa all'Eliseo del prossimo anno. Da qui la convinzione di Politico che “una nuova coppia di potere è in lizza per la leadership in Europa, solo che questa volta la metà non è tedesca”.


In attesa di conoscere chi sarà il successore di Merkel, e consapevoli che Armin Laschet, Cdu, il candidato più quotato, avrà bisogno di tempo per conquistare una leadership europea, Macron e Draghi «si stanno facendo avanti per riempire un vuoto», ovviamente con stili diversi, ma con importanti obiettivi comuni in Europa. E il Trattato del Quirinale servirebbe proprio a questo.

«Entrambi sono ex banchieri d'investimento» che vedono un'Unione europea più audace e più rapida come antidoto ai mali domestici», scrive Politico. E l'agenda comune, se davvero il Trattato del Quirinale sarà modellato come il Trattato dell'Eliseo del 1963 che diede il via al patto franco-tedesco e all'obbligo di consultazioni preventive tra i due paesi, prevede di avere il maggiore impatto proprio sul futuro dell'Ue, soprattutto sulle regole in materia di spesa pubblica (3% deficit-pil, 60% debito-pil), che devono essere riviste entro l'anno prossimo. Mattarella, durante la visita a Parigi, ha invitato l'Ue a continuare a «emettere debito comune». Draghi ha poi fatto eco a quell'appello, in sintonia con Macron, convinti entrambi che «il quadro fiscale Ue sia troppo vincolante». E il ministro francese dell'Economia, Bruno Le Maire ha chiesto più volte che l'Ue renda «permanete il debito comune per la ripresa», ovvero che il Recovery Plan non sia una tantum, come pretendono la Germania e i paesi frugali suoi alleati.


Per quanto sgradito a questi ultimi, si va costituendo in Europa un nuovo asse per la gestione dell'economia, con Italia e Francia come capifila. Lo si è visto nella Bce, dove a maggioranza (con il voto contrario della Germania) è stata approvata un'innovazione importante, l'inflazione asimmetrica (cioè, anche sopra il 2%), premessa di un'ulteriore estensione della politica monetaria accomodante, per sostenere la ripresa post-pandemia. Replicare lo stesso indirizzo a Bruxelles sarà meno facile, visto che nell'Ue serve l'unanimità per cambiare i trattati. Ma la politica è l'arte del possibile, e il Trattato del Quirinale, se scritto bene, senza margini di prevaricazione della Francia sull'Italia, e con un gestore competente come Draghi, vi potrebbe rientrare a pieno titolo, senza fare dell'Italia un paggetto della Francia, come temono Magnaschi e Pelanda.



Cosa prevede l’accordo

Il Trattato del Quirinale è stato svelato in ogni suo dettaglio solo al momento della firma, con il testo completo in formato PDF che può essere visionato in calce all’articolo.

Ecco i principali contenuti di questo accordo siglato tra Italia e Francia.

Affari esteri

  • Consultazioni regolari con l’obiettivo di stabilire posizioni comuni e di agire congiuntamente su tutte le decisioni che tocchino i loro interessi comuni, incluso, ove possibile, nei formati plurilaterali a cui partecipa una delle due Parti.

  • Le Parti promuovono forme di cooperazione strutturata anche tra le rispettive missioni diplomatiche in Paesi terzi e presso le principali organizzazioni internazionali.

  • Le Parti adottano iniziative comuni per promuovere la democrazia, lo sviluppo sostenibile, la stabilità e la sicurezza nel continente africano.

  • In materia commerciale, le Parti collaborano affinché la politica dell’Unione Europea possa concorrere al loro obiettivo condiviso di rendere gli scambi internazionali più equi e più sostenibili, contribuendo insieme a rafforzare la politica industriale e a costruire un’autonomia strategica europea.

Sicurezza e difesa

  • In materia commerciale, le Parti collaborano affinché la politica dell’Unione Europea possa concorrere al loro obiettivo condiviso di rendere gli scambi internazionali più equi e più sostenibili, contribuendo insieme a rafforzare la politica industriale e a costruire un’autonomia strategica europea.

  • Incontri bilaterali istituzionalizzati nel settore della difesa e consultazioni regolari all’interno del Consiglio italo-francese di Difesa e Sicurezza, che riunisce i rispettivi Ministri degli Affari Esteri e della Difesa.

  • Le Parti s’impegnano altresì a rafforzare la cooperazione tra le rispettive industrie di difesa e di sicurezza, promuovendo delle alleanze strutturali.

  • Le Parti s’impegnano a facilitare il transito e lo stazionamento delle forze armate dell’altra Parte sul proprio territorio.

  • Creazione di un’unità operativa italo-francese per sostenere le forze dell’ordine in funzione di obiettivi comuni, in particolare nella gestione di grandi eventi e per contribuire a missioni internazionali di polizia

Europa

  • Le Parti rafforzano il coordinamento nei principali settori della politica economica europea, quali la strategia economica e di bilancio, l’industria, l’energia, i trasporti, la concorrenza e gli aiuti di Stato, il lavoro, il contrasto delle diseguaglianze, la transizione verde e digitale e la programmazione finanziaria dell’Unione Europea.

  • Le Parti favoriscono, ove appropriato e nel quadro previsto dai Trattati dell’Unione Europea, un più esteso ricorso al sistema della maggioranza qualificata per l’assunzione di decisioni nel Consiglio.

Immigrazione

  • Impegno a lavorare insieme per una riforma in profondità e un’applicazione efficace della politica migratoria e d’asilo europea

  • Le Parti s’impegnano a sostenere una politica migratoria e d’asilo europea e politiche d’integrazione basate sui principi di responsabilità e di solidarietà condivise tra gli Stati membri, e che tengano pienamente conto della particolarità dei flussi migratori verso le loro rispettive frontiere, marittime come terrestri, così come su un partenariato con i Paesi terzi d’origine e di transito dei flussi migratori.

Economia

  • Le Parti s’impegnano a facilitare gli investimenti reciproci e avviano, in un contesto di bilanciamento dei rispettivi interessi, progetti congiunti per lo sviluppo di startup, piccole e medie imprese (PMI) o grandi imprese dei due Paesi, favorendo le relazioni reciproche e la definizione di strategie comuni sui mercati internazionali, nel quadro di un’Europa sociale.

  • Cooperazione in settori strategici come le nuove tecnologie, la cyber-sicurezza, il cloud, l’intelligenza artificiale, la condivisione dei dati, la connettività, il 5G-6G, la digitalizzazione dei pagamenti e la quantistica.

  • Riconoscendo l’importanza della prevenzione e della lotta contro la corruzione e le frodi, l’evasione e l’elusione fiscale, le Parti convengono d’intensificare la collaborazione tra i loro “Anti-Fraud Coordination Services” e le loro amministrazioni fiscali.

Ambiente

  • Le Parti si adoperano per la de-carbonizzazione in tutti i settori appropriati, in particolare sviluppando le energie rinnovabili e promuovendo l’efficienza energetica.

  • Le Parti cooperano a livello bilaterale e in ambito Unione Europea per ridurre le emissioni prodotte dai trasporti e per sviluppare modelli di mobilità e d’infrastrutture puliti e sostenibili a sostegno di una transizione ambiziosa, solidale e giusta.

  • Le Parti s’impegnano altresì a sostenere progetti di lotta alla deforestazione.

Istruzione e cultura

  • Azioni di promozione linguistica e sostengono lo sviluppo dell’insegnamento della lingua italiana e della lingua francese nei rispettivi Paesi.

  • Rafforzamento dei i programmi di scambio di studenti e personale accademico in ogni settore scientifico-disciplinare favorendo i doppi titoli, i titoli congiunti, in particolare a livello master, e i dottorati in co-tutela, nonché la cooperazione tra scuole dottorali.

  • Nel quadro del servizio civile universale italiano e del servizio civile francese e sulla base di una cooperazione tra le agenzie e gli enti governativi incaricati della gestione dei due programmi e delle opportunità di mobilità giovanile, le Parti istituiscono un programma di volontariato italo-francese intitolato “servizio civile italofrancese.


Per verificare il buon funzionamento dell’attuazione del Trattato, ogni anno verrà organizzato un Vertice intergovernativo. Per aumentare la sinergia istituzionale tra Italia e Francia, un membro di Governo di uno dei due Paesi prenderà parte, almeno una volta per trimestre e in alternanza, al Consiglio dei Ministri dell’altro Paese.

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